Il dibattito circa la definizione e l’ambito della economia creativa – in particolare in riferimento all’economia della cultura – prosegue senza posa tra gli studiosi. Al di là delle legittime dissertazioni scientifiche, ciò che più rileva peraltro è che il segmento, nel quale confluisce l’aggregato di una serie di industrie, già solo nel 2006 dava lavoro in Europa a 6.576.558, pari al 2,71% del mercato della occupazione continentale.
Sono i dati riportati al più recente dei documenti comunitari (marzo 2010) riferiti alla economia creativa, il ‘Priority Sector Report: Creative and Cultural Industries’ (autori Dominic Power, Uppsala University e Tobias Nielsén, Volante QNB Research) realizzato per L’Osservatorio Europeo sui Cluster (LINK QUI), costituito con la fine dell’anno della Creatività e della Innovazione dalla Commissione Europea, una struttura che monitora lo ‘stato dell’arte’ in materia di impulsi allo sviluppo economico da parte delle attività “creative-based”.
Il rapporto – oltre ad una panoramica sui dati europei – propone una definizione che associa l’industria culturale e quella creativa in un unico contenitore, definibile come “le industrie tese alla creazione ed alla produzione di output commerciali (beni, servizi ed attività) la cui essenza è legata – per ciò che concerne il loro valore – sugli input culturali e creativi”, utilizzando dunque il parametro metodologico insieme a quello contenutistico.
Una definizione che riecheggia quella già adottata da molti paesi europei, cit:
“The Conference of German Ministers of Economic Affairs has defined culture and creative industries in the following way: Culture and creative industries comprise of all cultural and creative enterprises that are mainly market-oriented and deal with the creation, production, distribution and/or dissemination through the media of cultural/creative goods and services. The most important defining criterion is the market-orientation of the enterprises. This set of enterprises includes all market-oriented companies that are financed through the market, liable to pay turnover taxes or simply all those that want to earn money with art, culture and creativity.” (Söndermann, Backes, Arndt et al. 2009, p. 20). Gli ambiti precisamente ricompresi nell’elenco sono:
Advertising
Architecture
Broadcast media
Design – Fashion design, graphic design, interior design, product design
Gaming software, new media
Film
The “finer” arts – literary, visual and performance arts
Libraries, museums, heritage
Music
Photography
Print media
Object d‟art – Glass, ceramics, cutlery, crafts, jewelry
Per leggere l’intero report, cliccare il link successivo ed attendere qualche secondo.
Priority Sector Report – Creative and Cultural Industries – mar2010
Claudio Calveri


